Pubblicato da: lettorisidiventa su: gennaio 17, 2011
Questo è un libro di cui vi avevo già parlato qualche tempo fa su Una mamma e sette laghi, e mi piace riproporvelo già che in questi giorni si sta affrontando il tema delle prime letture. L’ho scovato, come spesso mi succede con una buona dose di fortuna, alla Biblioteca dei Ragazzi di Varese, dove puntualmente faccio tappa con le mie due signorine al sabato mattina: piccola concessione tutta al femminile e guai a chi ce la tocca!
Si intitola semplicemente “Storie da mangiare” ed è stato scritto a quattro mani da due scrittori torinesi che amo molto, Guido Quarzo e Anna Vivarelli, vincitori entrambi del prestigioso Premio Andersen, rispettivamente nel 1995 e nel 2010. Edito da Le rane Interlinea, una collana per bambini che vanta un nutrito catalogo con ottimi titoli (ad esempio il “Ragioniere-pesce del Cusio”, di Gianni Rodari, di cui vi parlerò prossimamente), è pensato per piccoli lettori che sappiano già leggere con un poco di sicurezza, più o meno a partire dai sette anni (i caratteri a stampatello minuscolo, leggermente ingranditi – 2 mm -, sono quelli che si ritrovano nei libri scolastici), o comunque da una seconda elementare.
Illustrato a piene pagine, in copertina campeggia un’enorme frittata che avvolge il suo cuoco. E qui viene il bello: si tratta proprio di un libro che sprigiona un profumino di cucina da tutte le pagine! E per un bambino cosa c’è di più accattivante se non unire il piacere della lettura al pensiero di una pappa buona che lo aspetta in tavola?
Il volume raccoglie tre storie tutte sul tema del cibo, una più divertente dell’altra. A noi in particolare è piaciuta la prima, nella quale un cuoco di un ristorante di mare, terminato finalmente il turno, decide di farsi una frittata: ma siccome dopo tanto lavoro l’appetito è enorme, prende la padella più larga che trova, e, per riempirla tutta, rompe tutte le uova che gli capitano sottomano, risparmiando solo un ovetto per non farsi venire troppi scrupoli di coscienza. Sempre più affamato, alla vista di tutta quella bontà che trabocca dal recipiente si fa prendere leggermente la mano… e abbonda con gli ingredienti: pesciolini, formaggio, funghetti e chi più ne ha, più ne metta.
La frittata è finalmente sul fuoco, e per le vie della città oramai immersa nel sonno si diffonde un profumino delizioso che ha il potere di risvegliare l’appetito anche nei sogni. La gente si riversa per le strade, in cerca della frittata che sta friggendo. Ma il cuoco è in difficoltà: la frittata è tanto grande, e il padellone così pesante che da solo non ce la fa a girarla. Per fortuna gli verranno in soccorso i tre istruttori di una palestra, già richiamati sotto le finestre del ristorante dal profumino della frittata; e il racconto si chiuderà allegramente con una grande abbuffata notturna alla quale partecipa la città intera, fra canti, balli, frittata, pane, salame e parole.
Storie da mangiare
Guido Quarzo – Anna Vivarelli
Illustrazioni di Andrea Astuto
Le rane Intelinea
7,75 euro
stampato su carta ecologica Favini ricavata dalle alghe
Pubblicato da: lettorisidiventa su: gennaio 15, 2011
Già tre dei miei piccoli sanno leggere, e quest’anno tocca a Stefano, che frequenta con entusiasmo la prima elementare, a declamare ad alta voce tutto ciò che di scritto gli capita a tiro, con quelle tipiche esitazioni infantili che rendono così buffi e nel contempo tenerissimi i lettori in erba: ed oggi vi voglio proprio parlare di alcuni libri studiati per incoraggiare le primissime letture dei bambini.
C’è subito da dire che, fra edizioni pensate per i primi lettori e pubblicazioni e riviste specializzate, c’è parecchio materiale in circolazione, spesso anche molto interessante: si tratta di un genere che ho recensito già in qualche pagina del mio blog “storico” Una mamma e sette laghi” (presto mi attrezzerò per girare anche qui i pezzi, che sono fra i più “cliccati”). Oggi invece voglio focalizzarmi su Nicoletta Costa, autrice di parecchi libri indirizzati proprio a questa particolarissima utenza: dai suoi fogli sono nati molti personaggi amati dai nostri bambini, da Giulio Coniglio (che nel 2010 ha ricevuto il prestigioso premio Andersen come personaggio dell’anno) alla Nuvola Olga (i miei figli la leggono e rileggono in tutte le sue declinazioni!), all’Oca Caterina, alla Maestra Margherita, alla Luna Giovanna e a tanti altri ancora. Nicoletta, alla maniera dei favolisti classici, ama rappresentare animali pensanti: i miei bambini in questi giorni sono in trepida attesa perché ad aprile sarà finalmente in libreria la Gallina Giacomina, una gallina intellettuale che di mestiere fa nientemeno che la libraia! Pensate, si può seguire la nascita del nuovo, simpatico personaggio direttamente dalle pagine del blog di Nicoletta, che gentilmente mi ha regalato anche qualche informazione sui due libri che sto per presentarvi.
Dovete sapere che una ventina d’anni fa, quando la sua bambina faceva la prima elementare e stava imparando a leggere, Nicoletta – giovane e valente illustratrice, con una laurea in architettura in tasca, e sin da piccola la passione per matite e pastelli – ebbe l’intuizione di inaugurare una collana di libretti semplici in stampatello, con delle storie divertenti adatte ai lettori in erba, e ne parlò ad Orietta Fatucci, allora direttrice degli juvenilia della Einaudi. Prendono vita così le Prime Pagine della Emme Edizioni di Trieste, una delle collane più amate dai bambini; la Emme Edizioni era stata assorbita nei primi anni Novanta proprio dalla Einaudi. Fra i primissimi titoli ci sono proprio L’Albero vanitoso, attualmente giunto alla tredicesima ristampa, e il suo seguito, L’Albero Giovanni.
La storia del piccolo albero di città, nato in un piccolo cortile in mezzo ai casermoni grigi, che scaccia i gattini e i piccoli animali del quartiere per timore che gli rovinino le sue foglie splendenti ha dunque già incantato già un paio di generazioni di piccoli lettori. In poche pagine vivide di colori si condensano l’idea della ciclicità delle stagioni e la metafora della vita. Dopo una promettente primavera ed un’estate lussureggiante, arrivano le nubi a soffocare la vanità del piccolo albero, che vede le foglie ingiallire e cadere. Ma la cornacchia Ada, vedendolo disperato, gli spiega che le sue belle foglie torneranno a primavera e gli strappa la promessa di festeggiare. Il libricino si chiude con il ritorno della nuova stagione e la felicità ritrovata per l’alberello ed i suoi nuovi amici, i gatti e gli uccellini del quartiere.
Nell’Albero Giovanni il piccolo albero non è più vanitoso, ma è diventato grande e forte. Ormai sa che in autunno le foglie ingialliscono e cadono, e non è più triste perché a primavera certamente torneranno, anche se nella stagione fredda i suoi amici migrano per terre più calde. Ora è un albero gentile e premuroso che offre i suoi rami ai giochi dei gatti e dei bambini, alle signore per stendere il bucato, agli uccellini rumorosi, agli animali come riparo per quando piove. Se d’inverno si sente solo, i bambini giocano con lui, e tutti insieme aspettano la primavera in un allegro girotondo con la neve.
Nicoletta ha rappresentato l’albero Giovanni anche in altri libri deliziosi: abbiamo così L’Albero Giovanni e la neve, l’Albero Giovanni e la primavera e l’albero Giovanni e la gallina. Come in tutti i libretti della collana, che oramai ha superato i centoventi titoli, e annovera firme come quella di Altan e di Traini, il testo, essenziale e nel contempo evocativo, è scritto in stampatello maiuscolo a caratteri ingranditi, e presenta un paio di sintagmi per riga, e al massimo sei righe per pagina, per non rendere faticosa la lettura. Le figurine a pastello, in Nicoletta tipicamente rifinite da contorni scuri e netti, sono quasi degli archetipi. Nell’insieme la grafica è di impatto armonioso e rilassante.
Chiudono i libricini otto pagine di giochi ed attività legati al racconto (che i miei figli, ovviamente, si bisticciano…).
L’albero vanitoso; L’albero Giovanni
Emme edizioni/ Collana Prime pagine
€ 6,00
Pubblicato da: lettorisidiventa su: gennaio 9, 2011
Per inaugurare il blog ho scelto un libro molto particolare, del quale mi fa piacere collocare idealmente la genesi nella mia terra. “La valle dei mulini” è un libro di Roberto Piumini, autore consacratosi alla letteratura giovanile (anche se non esclusivamente), notissimo a tutti coloro che hanno avuto a che fare coi bambini: non c’è genitore, non c’è insegnante, non c’è piccolo o giovane lettore che non abbia avuto a che fare con almeno un titolo della sua sconfinata produzione.
Questo prolifico scrittore si è distinto negli ambiti più svariati della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza: dalla narrativa al teatro, passando per una produzione poetica qualitativamente notevole e metricamente interessante, e anche attraverso la stesura di testi di trasmissioni radiofoniche e televisive per i più piccini (Radicchio e Albero Azzurro sono le più note). Bresciano di nascita, e milanese di adozione, Piumini – mi piace ricordarlo – ha vissuto ed insegnato lettere per molti anni a Varese, ed deve aver amato molto il mio territorio, di quell’amore che porta a rintracciare e raccogliere e dare alle stampe racconti e leggende perché non cadano definitivamente nell’oblio.
Ora, Varese, e il Varesotto, come saprete, sono segnati da diversi fiumi; in particolare sull’Olona, che nasce sulla Rasa, in tempi nemmeno lontanissimi era tutto un brulicare di mulini specializzati in diverse attività, fra cui spiccavano le macine cerealicole, le cartiere e le concerie, le segherie, i filatoi. E’ per questo che, non a caso nasce, immagino, l’ambientazione del libro: la mia terra è nota ancora oggi, e non solo agli studiosi (storici, architetti, esperti di restauro, esperti in archeologia preindustriale) come la civiltà dei mulini. Ancor oggi, infatti, il percorso dei mulini varesini e varesotti (la maggior parte abbandonati e fatiscenti, ma alcuni tuttavia ancora in funzione) testimonia proprio quel capitolo della nostra civiltà rurale che divenne, grazie ai numerosi opifici sorti a ridosso del fiume, fra Ottocento e inizio del secolo scorso faro e traino nella Penisola nel settore industriale.
Ma veniamo alla trama. Non devono spaventare il giovane lettore i trentadue capitoli che compongono il libro, perché scorrono fluidi proprio come l’acqua di un fiume. Il fiume protagonista indiscusso di questa storia, che nasce torrente in un piccolo nevaio sulle alte montagne, e scava la valle che uomini ed animali abiteranno risalendo dalla pianura, millenni dopo. Una terra accogliente, ricca di erbe e di acqua abbondante che scorre perpetua, per dissetare la vita scandendola con il fruscio del suo corso, vita che si organizza in cinque villaggi operosi costruiti laddove gli argini sono più alti e meno esposti alle piene torrenziali.
Nel villaggio maggiore un mulino, l’unico, macina il grano per tutti. Il figlio del mugnaio, Pietro, impara ben presto ad aiutare il padre, e ad amare la silenziosa caduta della farina tanto quanto lo scroscio del fresco torrente. Ma gli piace anche ascoltare le storie del pastore Orlando, che presto segue assieme agli altri bambini a primavera, il giorno che sale da valle ai pascoli, e in autunno, il giorno che ridiscende. Solo Lucia, la sorellina claudicante, non può seguirli; e tuttavia, abbeverandosi ai racconti del fratello maggiore, diverrà negli anni a sua volta affabulatrice per i bambini del suo villaggio. Antonio, invece, che abita nel villaggio superiore, può ascoltare le storie di Orlando, ma non tutte, perché deve lavorare per la famiglia, e non può scendere in valle con gli altri bambini; e così coltiva segretamente il suo astio.
Col tempo, i mulini prolificano e si specializzano nelle attività e la valle è un brulicare di vita e di festa. Ma l’invidia è un’antica consigliera, e gli abitanti del villaggio superiore, capeggiati da Antonio, un giorno decidono di bloccare il corso del fiume con una diga, e di far pagare a caro prezzo il percorso dell’acqua ai villaggi inferiori: la valle dei mulini lentamente si spegne. Ma il fiume, che non ha padroni, verrà deviato alla fonte con un enorme masso da Pietro, e prenderà una seconda via, scavando una pista secondaria, lontana dai pascoli, e riportando l’energia vitale a coloro ai quali era stata ingiustamente sottratta.
Scritto a caratteri ingranditi, è un libro di facile lettura, adatto a partire dalla terza elementare. Per bambini, racconta di bambini figli di un contesto dove la fatica quotidiana si somma ai sogni, in un’economia semplice, operosa e rurale, ma non per questo pennellata con superficialità idilliaca. E’ davvero un bel racconto, che reca con sé la metafora della vita che scorre, della ruota che gira – “L’è tüta ‘na röda che la gira”, diceva la mia nonna. La vita che si alimenta e si rinnova grazie all’elemento miracoloso dell’acqua, su cui l’uomo non può mai aver ragione definitiva, e senza la quale non può esistere.
Roberto Piumini
La valle dei mulini
Illustrazioni di Mirella Mariani
Einaudi Ragazzi
€ 8,50
131 pagine, 32 capitoli
Pubblicato da: lettorisidiventa su: gennaio 9, 2011
Benvenuti! Nel giorno del mio quarantesimo compleanno (anche se al momento sto copiando il post dal blog temporaneo, e io compio gli anni il 5 gennaio…), ho deciso di farmi un bel regalo: aprire un blog da dedicare interamente alla letteratura giovanile, alla quale mi sto dedicando, anzi consacrando – è proprio il caso di dire – da un decennio, ossia da quando sono diventata madre per la prima volta.
Mi presento in poche righe. Vi ho dichiarato orgogliosamente la mia età perché è bello arrivare a quaranta primavere (anzi, inverni!) con cinque figli e un marito che sono tutta la mia vita: non saprei proprio cos’altro desiderare! Forse qualcuno mi conoscerà già perchè sono una veterana del web: da qualche anno, e saranno quattro a maggio, racconto della mia vita di mamma, delle mie spentolate, dei giochi, delle passeggiate e della mia terra, che amo tanto, in Una mamma e sette laghi. Da quasi tre conduco uno spazio di consigli culinari e di letture per bambini e ragazzi al sabato mattina su un’emittente radiofonica nazionale. Prima ancora, negli anni 2002-2004, ho lavorato come redattrice gastronomica per alcuni siti, fra cui Buonissimo, per il quale conducevo un blog ante litteram, un almanacco di curiosità e storia dal mondo della cucina, oltre che redazionali vari. Mi occupo, insomma, di scrittura sul web da circa un decennio buono.
Nel frattempo, ho avuto i bambini, che hanno un’età compresa fra i nove anni e mezzo e i due. In questi anni è stato quindi del tutto naturale avvicinarmi, assieme a loro, quotidianamente, al mondo della letteratura giovanile, anche se per ora la mia nutrita prole può affrontare solo la prima fascia di quelle letture che vanno sotto la catalogazione di juvenilia (letteralmente, “cose per giovani”), ossia la cosiddetta letteratura per l’infanzia (o child literature, con terminologia anglosassone). La seconda categoria, quella destinata ad un pubblico di ragazzini, che solitamente si fanno rientrare fra i 10 ed i 16 anni, per ora rientra fra le letture avidamente consumate dalla sola mamma, che però ne è una divoratrice accanita.
Una delle domande che mi si pone più spesso da parte di amici o anche per radio (e che mi sono fatta io stessa!) è se io sia una grande appassionata di juvenilia solo ed esclusivamente perché sono mamma o se ci sia quel quid in più. Il fatto è che da ragazzina sono stata veramente una forte lettrice, ed ovviamente mi venivano messi sotto il naso libri alla mia portata (non sono nata sfogliando il Canzoniere, insomma): quindi la passione per i libri dedicati alla fascia giovanile nasce proprio quando ero piccola io, poi si è evoluta nella passione adulta per i libri e per le lettere, forse trascurando un po’ i classici giovanili, ed è tornata ad alimentarsi di nuova vita diventando mamma.
Ma il discorso è più complesso. Sono stata da sempre una lettrice di libri belli, nel senso che ho sempre avuto un certo fiuto nello sceglierli, anche da bambina, e quello che non mi risultava particolarmente gradevole sin dalle prime pagine, o addirittura dal retro di copertina, non passando la selezione quindi forse direttamente alla fonte, veniva comunque macinato, anche se raramente il giudizio si invertiva (ma è comunque successo e succede, sempre raramente, tuttora).
Ho sempre amato leggere di tutto, insomma, sin da ragazzina (a volte sforando anche nella produzione per adulti…), e che fosse letteratura ”vera”, di autori entrati nell’Olimpo, oppure i generi cosiddetti di consumo, allora poco importava, nel senso che con l’allenamento, e comunque probabilmente un’impostazione corretta, mi si formava il cosiddetto giudizio critico letterario… anche se poi questa strada l’avrei scelta molto tempo più tardi. Ma era probabilmente già in nuce.
Da adulta sono rimasta praticamente identica. Lettrice incallita, e sempre con la consapevolezza di dovere e soprattutto selezionare, sfrondare da un cantiere in fermento ciò che non è ancora passato al vaglio dei secoli o anche ciò che è giunto ai nostri giorni con tutti gli onori e probabilmente per questioni estranee alla bontà estetica.
Mi sono affinata, in definitiva, un giudizio letterario generale un po’, forse, antiquato secondo gli schemi odierni, e questo a prescindere dal fatto che il libro sia destinato ad un pubblico infantile, giovanile o ad una ricezione adulta: sono una tritatutto di pagine, è vero, ma possiedo un senso del valore letterario che oltrepassa le mode del momento e osa anche stravolgere gli idola della critica, perché la storia letteraria ci insegna che diversi grandi patirono la censura dei secoli prima di essere riportati agli onori, e viceversa molti mediocri in vita furono osannati e poi caddero spaventosamente nel dimenticatoio. E ci sono, ovviamente, anche le vie di mezzo, che vanno comunque prese in considerazione, per giustizia letteraria.
Focalizzando il discorso sul tema del blog, so per certo di andare controcorrente, ma volevo sottolineare due aspetti del mio modo di essere lettrice di juvenilia. In primis, da lettrice un po’ demodé, giudico sempre un libro anche dal punto di vista morale, cosa che la maggior parte della critica odierna (per non dire tutta) tende a rifuitare categoricamente.
In secondo luogo, per quanto riguarda me ha valore letterario anche la produzione, destinata ad un pubblico infantile solitamente al di sotto dell’età scolare – anche qui con varie fasce di ricezione – dove viga il connubio fra immagini e parole, spesso a favore delle prime, con riduzione del testo sovente a mera didascalia. Sicuramente ci troviamo di fronte a dei generi misti che però non possono essere, qualora poi intervengano sia illustrazioni di valore sia testi altamente evocativi, ghettizzati nel limbo della non-letteratura. Dal momento che si tratta di prodotti editoriali dove il genitore o comunque la voce narrante ha il diritto, anzi direi il dovere di integrare la didascalia con interventi propri, e il bambino è stimolato ad immaginare grazie al potere fascinoso del disegno, questi libri rappresentano una sorta di letteratura aperta, in fieri, interattiva potremmo dire mutuando dal linguaggio informatico, che ogni volta si rinnova come l’interpretazione di una partitura.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura e, soprattutto, le buone letture che cercherò di consigliarvi (o sconsigliarvi, se le ritengo cattive). Buoni (o cattivi) lettori si diventa, ed ho cercato di spiegarvi come lo sono diventata io: diamo dei motivi ai nostri figli per divenire tali.